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Liturgia Sett. 52 Giorno 358

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Martedì, 20 Febbraio 2018 -
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Liturgia Sett. 52 Giorno 358

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi..

Anonimo

Liturgia del Giorno

Natale del Signore: Messa del giorno, solennità
S. Albertynki Chmielowski, religioso, fondatore (1845-1916),  S. Pierre il Venerabile di Cluny (F), abate (ca. 1094-1156)

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Prima Lettura

Libro di Isaia 52,7-10.

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: "Regna il tuo Dio". Senti? Le tue sentinelle alzano la voce, insieme gridano di gioia, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore in Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Salmi

Salmi 98,1.2-3ab.3cd-4.5-6.

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia. Cantate inni al Signore con l'arpa, con l'arpa e con suono melodioso; con la tromba e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore.

Seconda Lettura

Lettera agli Ebrei 1,1-6.

Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Commento alle letture

La nascita del Salvatore, è la morte della morte    

    Dio sulla terra, Dio in mezzo agli uomini: non un Dio che consegna la Legge tra bagliori di fuoco e suoni di tromba su un monte fumante, o in densa nube fra lampi e tuoni, seminando il terrore tra coloro che lo ascoltano (Es 19,18); ma un Dio incarnato, che con soavità e dolcezza parla a creature che hanno la sua stessa natura. Dio nella nostra carne! Non è più colui che agisce solo in alcuni momenti, come con i profeti, ma colui che assume pienamente la natura umana e, con la sua carne che è la nostra, innalza a lui tutta lÂ’umanità.     In che modo, per mezzo di uno solo, la luce è venuta in tutti? In che modo la divinità risiede nella carne? Come il fuoco nel ferroÂ…: il fuoco non passa nel ferro, ma rimanendo dov'è, gli comunica la sua virtù; né per questo diminuisce, ma pervade di sé tutto il ferro a cui si comunica. Così, il Dio-Verbo, senza mai separarsi da se stesso, « venne ad abitare in mezzo a noi », senza subire alcun mutamento « si fece carne »: il cielo non rimase privo di colui che lo conteneva mentre la terra accoglieva colui che sta nei cieliÂ…     Cerca di penetrare nel mistero: Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. Come le medicine ci guariscono, una volta assimilate, e come le tenebre di una casa si dissolvono alla luce del sole, così la morte che dominava sull'umana natura è stata distrutta dalla venuta di Dio. E come il ghiaccio formatosi nella notte si scioglie al calore del sole, così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo. Appena è sorto il sole di giustizia (Mal 3,20), la morte fu ingoiata per la vittoria (1Cor 15,54), non potendo coesistere con la vita. Â…  Diamogli gloria insieme ai pastori, esultiamo con gli angeli «perché oggi è nato il Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11)... Festeggiamo la salvezza del mondo, il giorno della nascita dell'umanità.     

San Basilio (ca 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa     - Omelie per la nascita di Cristo, 2,6 ; PG 31, 1459    

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