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Liturgia Sett. 51 Giorno 352

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Martedì, 12 Dicembre 2017 -
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Liturgia Sett. 51 Giorno 352

«Dio abita il silenzio», dicevano i mistici, non perché è muto, ma perché è la Parola. La parola, però, per essere comunicata, prima che del suono necessita di un orecchio che ascolta..

Elisabetta Casadei

Liturgia del Giorno

Ferie di Avvento dal 17 al 24: 19 dicembre
S. Berardo di Teramo, vescovo († 1122),  S. Anastasio I, Papa (40°) dal 399 al 401

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Prima Lettura

Libro dei Giudici 13,2-7.24-25a.

In quei giorni, c'era un uomo di Zorea di una famiglia dei Daniti, chiamato Manoach; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito. L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d'immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei". La donna andò a dire al marito: "Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte». Poi la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. Lo spirito del Signore era in lui.

Salmi

Salmi 71(70),3-4a.5-6ab.16-17.

Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio. Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. Dirò le meraviglie del Signore, ricorderò che tu solo sei giusto. Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,5-25.

Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l'offerta dell'incenso. Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccaria disse all'angelo: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni». L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini».

Commento alle letture

Il silenzio di Zaccaria    

    La nascita di Giovanni incontra lÂ’incredulità e il padre diventa muto; Maria crede alla nascita di Cristo e concepisce nella fedeÂ… Se non siamo capaci di scrutare la profondità di tale immenso mistero, per mancanza di capacità o di tempo, meglio vi insegnerà Colui che parla in voi, anche senza di me, voi che pensate con devozione, che l'avete accolto nel vostro cuore, di cui siete diventati templi (cfr 1Cor 3,16).    Zaccaria tace e perde la voce fino alla nascita di Giovanni, precursore del Signore, che gli ridà la voce. Si scioglie la lingua perché nasce la voce. Quando infatti fu chiesto a Giovanni, ormai impegnato ad annunciare il Signore: “Chi sei?”, rispose: “Sono la voce di uno che grida nel deserto” (Gv 1,23). La voce è Giovanni, mentre il Signore è la Parola: “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). La voce è Giovanni, per un certo tempo; Cristo è il Verbo dal principio, è il Verbo eterno.    

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa     - Discorso 293, per la Natività di Giovanni il Battista; PL 38, 1327 (Nuova Biblioteca Agostiniana- riv.)    

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