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Liturgia Sett. 47 Giorno 325

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Martedì, 16 Ottobre 2018 - If your browser doesn't automatically go there within a few seconds, you may want to go to Evangelizo Reader manually. If your browser doesn't automatically go there within a few seconds, you may want to go to Evangelizo Reader manually.
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Liturgia Sett. 47 Giorno 325

Vorrei che si scrivessero i difetti dei santi e quanto essi hanno fatto per correggersi; ciò servirebbe assai più dei loro miracoli e delle loro estasi..

Santa Bernadette Soubirous

Liturgia del Giorno

Sabato della XXXIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Cecilia, vergine e martire († 230),  B. Tommaso Reggio, arcivescovo di Genova e fond. (1818-1901)

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Prima Lettura

Apocalisse 11,4-12.

A me, Giovanni, fu detto: «Ecco i miei due testimoni. Questi sono i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di far loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiar l'acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno. E quando poi avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove appunto il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permetteranno che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra faranno festa su di loro, si rallegreranno e si scambieranno doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo, un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo: "Salite quassù" e salirono al cielo in una nube sotto gli sguardi dei loro nemici».

Salmi

Salmi 144,1.2.9-10.

Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia. Mia grazia e mia fortezza, mio rifugio e mia liberazione, mio scudo in cui confido, colui che mi assoggetta i popoli. Mio Dio, ti canterò un canto nuovo, suonerò per te sull'arpa a dieci corde; a te, che dai vittoria al tuo consacrato, che liberi Davide tuo servo. Salvami dalla spada iniqua.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 20,27-40.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più fargli alcuna domanda.

Commento alle letture

« Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi »    

    La carne è preziosa agli occhi di Dio; egli la preferisce fra tutte le sue opere; è dunque normale che la salvi... Non sarebbe assurdo che ciò che è stato creato con tanta cura, ciò che il Creatore ritiene più prezioso di ogni altra cosa torni al non essere?     Quando uno scultore o un pittore vogliono che le immagini che hanno creato permangano allo scopo di servire allo loro gloria, le restaurano quando sono rovinate. E Dio vedrebbe il suo bene, la sua opera tornare al non essere, cessare di esistere? Chiameremmo «operaio dell'inutile» colui che costruisce una casa per poi distruggerla o che lascia che si rovini mentre può rimetterla in piedi. Allo stesso modo, non accuseremmo forse Dio di aver creato la carne inutilmente? Ma no, l'Immortale non è così; Colui che per natura è lo Spirito dell'universo, non può essere insensato... In verità, Dio ha chiamato la carne a rinascere e le ha promesso la vita eterna.     Infatti lì dove viene annunciata la buona novella della salvezza dell'uomo, viene anche annunciata la salvezza della carne. CosÂ’è l'uomo infatti se non un essere vivente dotato di intelligenza, composto di un anima e di un corpo? L'anima da sola fa forse l'uomo? No, è l'anima dell'uomo. Si chiama forse “uomo” il corpo? No, si dice che è il corpo di un uomo. Se dunque nessuno di questi due elementi da solo è l'uomo, è l'unione dei due ad essere chiamata “uomo”. Ora Dio ha chiamato l'uomo alla vita e alla risurrezione: non una parte di lui, bensì l'uomo intero, cioè anima e corpo. Non sarebbe dunque assurdo che, mentre tutti e due esistono secondo e nella stessa realtà, uno venisse salvato e non l'altro?    

San Giustino (ca 100-160), filosofo, martire     - Trattato sulla Risurrezione, 8     

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