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Liturgia Sett. 47 Giorno 320

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Giovedì, 23 Novembre 2017 -
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Liturgia Sett. 47 Giorno 320

Quella della resistenza è la prima e la più ricorrente tra tutte le difficoltà che un pellegrino deve superare per raggiungere la meta del suo percorso. Aderire, intraprendere iniziative sulla spinta del fervore e della gioia è facile, ma l'indispensabile perseveranza è faticosa..

Papa Francesco

Liturgia del Giorno

Lunedì della XXXIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Elisabetta d'Ungheria, religiosa (1207-1231),  S. Ugo di Lincoln (GB), monaco e vescovo (1140-1200)

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Prima Lettura

Apocalisse 1,1-4.2,1-5a.

Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino. Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono. E udii il Signore che mi diceva: «All'angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova - quelli che si dicono apostoli e non lo sono - e li hai trovati bugiardi. Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima».

Salmi

Salmi 1,1-2.3.4.6.

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,35-43.

Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.

Commento alle letture

“LÂ’uomo ci vide di nuovo e cominciò a seguire Gesù lodando Dio”    

    Possiedo un tesoro talmente grande. Vorrei gridare di gioia e proclamarlo a tutta la creazione: lodate il Signore che è tanto grande, che è DioÂ… Il mondo non vede; il mondo è cieco e Dio ha bisogno dÂ’amore. Dio ha bisogno di tanto amore. Non posso dargli tutto quanto chiede, sono piccolo, divento matto, vorrei che il mondo lo ami, ma il mondo gli è nemico. Signore, che immenso supplizio! Lo vedo e non posso porvi rimedio. Sono troppo piccolo, insignificante. LÂ’amore che sento per te mi schiaccia, vorrei che i miei fratelli, tutti i miei amici, tutti, ti amino moltoÂ…    Come provo pietà verso la gente che, vedendo il corteo di Gesù e dei suoi discepoli, resta insensibile. Che gioia dovevano avere gli apostoli e gli amici di Gesù ogni volta che unÂ’anima apriva gli occhi, si staccava da tutto e li raggiungeva al seguito del Nazareno, lui che non chiedeva che un poÂ’ dÂ’amore. Vogliamo seguirlo noi, mio caro fratello? Gesù vede la nostra intenzione e ci guarda, sorride e ci aiuta. Non cÂ’è nulla da temere; saremo forse gli ultimi del corteo che percorre le terre di Giudea, in silenzio, ma pieni di un amore immenso, infinito. Non ha bisogno di parole. Non dobbiamo metterci alla sua altezza perché ci veda. Non abbiamo bisogno di grandi opere, né di alcunché che attiri lÂ’attenzione: saremo gli ultimi amici di Gesù, ma coloro che più lo amano.     

San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), monaco trappista spagnolo     - Scritti spirituali, lettera a suo zio, 16/11/1935    

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