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Liturgia Sett. 31 Giorno 212

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Martedì, 12 Dicembre 2017 -
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Liturgia Sett. 31 Giorno 212

La nostra vita presente è una speranza..

Sant' Agostino

Liturgia del Giorno

Venerdì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Alfonso Maria de' Liguori, vescovo, fondatore (1696-1787),  S. Pierre Favre, 1° sacerdote S.J. (1506-1546)

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Prima Lettura

Libro di Geremia 26,1-9.

All'inizio del regno di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, fu rivolta a Geremia questa parola da parte del Signore. Disse il Signore: "Và nell'atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunziare loro; non tralasciare neppure una parola. Forse ti ascolteranno e ognuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso disdirò tutto il male che pensavo di fare loro a causa della malvagità delle loro azioni. Tu dirai dunque loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti miei servi che ho inviato a voi con costante premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città un esempio di maledizione per tutti i popoli della terra". I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremia finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti e i profeti lo arrestarono dicendo: "Devi morire! Perché hai predetto nel nome del Signore: Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata?". Tutto il popolo si radunò contro Geremia nel tempio del Signore.

Salmi

Salmi 69,5.8-10.14.

Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza ragione. Sono potenti i nemici che mi calunniano: quanto non ho rubato, lo dovrei restituire? Per te io sopporto l'insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre. Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta. Ma io innalzo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza; per la grandezza della tua bontà, rispondimi, per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,54-58.

In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

Commento alle letture

“Non è egli forse il figlio del carpentiere?”    

    La risposta data dal Signore Gesù Cristo: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49), non afferma che Dio è suo Padre in modo da non riconoscere come padre Giuseppe. In qual modo lo dimostriamo? Attenendoci alla Scrittura, che dice così: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso” (v. 51).  Tutti e due erano i suoi genitoriÂ… Erano i suoi genitori nel tempo, Dio era suo Padre da tutta lÂ’eternità. Erano genitori del Figlio dellÂ’uomo; il Padre, della Parola, il Verbo, la Sapienza (1Cor 1,24), la potenza con cui ha creato ogni cosaÂ…    Non deve dunque turbarci il fatto che le generazioni sono enumerate seguendo la linea genealogica di Giuseppe e non quella di Maria (Mt 1,1; Lc 3,23); come infatti lei è madre senza la concupiscenza carnale, così egli è padre senza l'unione carnale. Quindi le generazioni discendono e ascendono tramite lui. Non dobbiamo quindi metterlo da parte perché mancò la concupiscenza carnale. La maggiore sua purezza confermi la paternità.  Maria, sua sposa, volle porre il nome  di lui per primo: “ “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo » (Lc. 2,48)Â…    Ciò che lo Spirito Santo effettuò, lo effettuò per ambedue. Dice lÂ’evangelista: “Giuseppe era un uomo giusto” (Mt 1.19). Giusto dunque l'uomo, giusta la donna. Lo Spirito Santo, che riposava nella giustizia di ambedue, diede un figlio ad entrambi.    

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa     - Discorso 51, §19.30 (Nuova Biblioteca Agostiniana – riv.)    

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