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Liturgia Sett. 19 Giorno 125

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Giovedì, 23 Novembre 2017 -
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Liturgia Sett. 19 Giorno 125

Quando la società è organizzata in tal modo, che non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere unti dalla dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta!.

Papa Francesco

Liturgia del Giorno

Martedì della III settimana di Pasqua
S. Pierre (Pietro) Nolasque, fond. dei Mercedari (1189-1256),  S. Domenico Savio, allievo di don Bosco (1842-1857)

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Prima Lettura

Atti degli Apostoli 7,51-59.8,1a.

In quei giorni, Stefano diceva al popolo, agli anziani e agli scribi: "O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l'avete osservata". All'udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio". Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito". Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione.

Salmi

Salmi 31(30),3cd-4.6.8ab.17.21abc.

Sii per me la rupe che mi accoglie, la cinta di riparo che mi salva. Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, per il tuo nome dirigi i miei passi. Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. Esulterò di gioia per la tua grazia, perché hai guardato alla mia miseria.Fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia. Tu mi nascondi al riparo del tuo volto,lontano dagli intrighi degli uomini;mi metti al sicuro nella tua tenda.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,30-35.

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.»

Commento alle letture

“Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”    

    Il Cristo è "pane della vita" per quelli che credono in lui: Credere in Cristo è mangiare il pane di vita, è possedere in sé il Cristo, è possedere la vita eternaÂ…    Â“Io sono il pane della vita. – Egli dice - I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti” (Gv 6,48ss). In ciò si deve capire la morte spirituale. Perché sono morti? Perché credevano a ciò che vedevano; non capivano ciò che non vedevanoÂ… Mosè ha mangiato la manna, Aronne pure e molti altri anche che sono piaciuti a Dio e non sono morti. Perché non sono morti? Perché hanno capito nello spirito, hanno avuto fame nello spirito, hanno gustato nello spirito la manna per essere saziati nello spirito.  Â“Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia” (v. 50).    Questo pane, cioè Cristo stesso che così parlavaÂ…, è stato prefigurato dalla manna, ma può più della manna. Poiché per se stessa la manna non poteva impedire di morire spiritualmenteÂ… Ma i giusti hanno visto nella manna Cristo, hanno creduto alla sua venuta, e Cristo, di cui la manna era il simbolo, dà a tutti coloro che credono in lui di non morire nello spirito. Ecco perché dice: “ Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”. Qui sulla terra, qui ora, davanti ai vostri occhi, occhi di carne, qui si trova “il pane disceso dal cielo”. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo” (v.51). Il “pane di vita” di poco fa è ora chiamato “pane vivo”. Pane vivo, perché possiede in se stesso la vita che resta e perché può liberare dalla morte spirituale e dare la vita. Prima ha detto : “Chi ne mangia non morirà”; ora parla chiaramente della vita che dona: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (v. 58).    

Baldovino di Ford (?-ca 1190), abate cistercense, poi vescovo     - Il Sacramento dellÂ’altare II, 3 ; SC 93     

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