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Liturgia Sett. 18 Giorno 120

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Martedì, 12 Dicembre 2017 -
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Liturgia Sett. 18 Giorno 120

Il peccato è una "difformità" (nei confronti di Dio e di se stessi), ma l'uomo non la scorge confrontandosi semplicemente con se stesso o con una propria idea di Dio, bensì a partire dalla rivelazione di Dio..

Bruno Maggioni

Liturgia del Giorno

Giovedì della II settimana di Pasqua
S. Giuseppe Lavoratore (memoria facoltativa),  S. Pellegrino Laziosi, religioso O.S.M. (ca. 1265-1345)

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Prima Lettura

Atti degli Apostoli 5,27-33.

In quei giorni, le guardie condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo". Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui". All'udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte.

Salmi

Salmi 34,2.9.17-18.19-20.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo. Gridano e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti. Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,31-36.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Colui che viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».

Commento alle letture

“Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita”    

    Dio ha fatto lÂ’uomo liberoÂ… perché possa rispondere alla sua chiamata in modo volontario e senza costrizione. La violenza infatti non esiste presso Dio, al contrario egli senza posa ci invita al bene. E non solo nel campo dellÂ’agire, ma anche nella fede il Signore ha voluto salvaguardare la libertà Â… dellÂ’uomo. Dice infatti: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede » (Mt 9,29). Mostra così che la fede appartiene propriamente allÂ’uomo, poiché deriva dalla sua decisione personale. Dice ancora: “Tutto è possibile per chi crede » (Mc 9,23), e altrove: “Và, e sia fatto secondo la tua fede” Mt 8,13). Tutti questi testi dimostrano che è lÂ’uomo stesso a decidere il suo destino secondo quanto sceglie o no. Ecco perché: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non crede in lui non ha la vita eterna”…     Allora, si dirà, sarebbe stato meglio che Dio non avesse creato gli angeli con la possibilità di trasgredire la sua Legge. Non avrebbe dovuto neppure creare gli uomini, poiché sarebbero divenuti presto ingrati verso di lui: era infatti il rischio connesso alla natura umana razionale, capace di esaminare e giudicare. Avrebbe dovuto farli come gli esseri senza ragione e senza principio di vita propriaÂ… Ma, in questo caso, il bene non avrebbe avuto alcun fascino per lÂ’uomo, la comunione con Dio alcun valore ai suoi occhi. Il bene non avrebbe acceso il minimo desiderio in lui, perché lÂ’avrebbe avuto senza andarlo a cercareÂ…; il bene innato in lui, va da séÂ… Se lÂ’uomo fosse buono per natura e non per sua volontàÂ…, non capirebbe più che il bene è bello, non potrebbe gioirne. Quale gioia del bene potrebbero avere coloro che lÂ’ignorano? Quale gloria coloro che non avranno fatto alcuno sforzo? Quale corona coloro che non avranno lottato per ottenerla ?... Al contrario, più la nostra ricompensa sarà il risultato di una lotta, più avrà valore ; più avrà valore, più lÂ’ameremo.    

Sant'Ireneo di Lione (ca130-ca 208), vescovo, teologo e martire     - Contro le eresie, IV, 37    

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