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Liturgia Sett. 17 Giorno 116

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Giovedì, 23 Novembre 2017 -
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Liturgia Sett. 17 Giorno 116

Come accadde a Gesù, pure per Giovanni Paolo II alla fine le parole hanno lasciato il posto all'estremo sacrificio, al dono di sé..

Benedetto XVI

Liturgia del Giorno

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia - Anno A
S. Zita, vergine e domestica a Lucca (1218-1278) ,  B. Nicolas Roland, presbitero e fondatore (1642-1678)

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Prima Lettura

Atti degli Apostoli 2,42-47.

I fratelli erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

Salmi

Salmi 118(117),2-4.13-15.22-24.

Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto meraviglie. La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo; ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso.

Seconda Lettura

Prima lettera di san Pietro apostolo 1,3-9.

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime.

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento alle letture

« Mio Signore e mio Dio »    

    Dopo aver saputo che i suoi compagni avevano visto il Signore, Tommaso disse: “Se non vedo il segno dei chiodi e non metto la mano nel suo costato, non crederò”. Perché Tommaso vuole dei segni di fede?... La potenza de diavolo è crollata, la prigione degli inferi è stata aperta, le catene della morte sono state spezzate, i sepolcri dei resuscitati sono stati aperti (Mt 27,52)Â…, la pietra della tomba del Signore è stata rimossa, il lenzuolo è stato tolto, e la morte è fuggita davanti alla gloria del RisortoÂ… Perché solo tu, Tommaso, esigi con tale rigore di vedere le ferite, tu solo, come prova di fede?...    Fratelli, è il suo amore fervente che lÂ’ha chiestoÂ… Poiché Tommaso non guariva soltanto il dubbio del suo cuore, ma quello di tutti gli uomini. Destinato a portare questa notizia alle genti, da coscienzioso messaggero cercava su quali basi fondare la proclamazione di una verità di fede così importanteÂ… Questo discepolo ha dunque procurato agli altri il segno che vuole a causa del suo ritardo.    Â“Arriva Gesù e stando in mezzo a loro mostrò le mani e il costato”. Infatti, poiché era entrato a porte chiuse era considerato dai discepoli come uno spirito, non poteva provare a chi dubitava che era proprio lui se non con le sofferenze del suo corpo, i segni e le ferite. Venne e disse a Tommaso:  Â“Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato, affinché queste ferite aperte nuovamente per te diffondano la fede su tutta la terra, come hanno già versato lÂ’acqua per la purificazione e il sangue per il riscatto degli uomini” (Gv 19,34)  Â“Tommaso rispose : Mio Signore e mio Dio!” Vengano gli eretici e ascoltino, e, come ha detto il Signore, non siano più increduli ma credenti. Poiché Tommaso lo dice, ecco che non solo il corpo di uomo, ma le sofferenze subite col corpo manifestano che Cristo è Dio e Signore. Ed è veramente Dio, lui che vive dopo la morte, risorge dalle sue ferite e dopo aver subito tali supplizi vive e regna, Dio per i secoli dei secoli. Amen.    

San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa     - Discorso 84     

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