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Liturgia Sett. 15 Giorno 97

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Martedì, 12 Dicembre 2017 -
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Liturgia Sett. 15 Giorno 97

Per un amico fedele non c'è prezzo, non c'è peso per il suo valore..

Yehoshua ben Sira

Liturgia del Giorno

Martedì della V settimana di Quaresima
B. Augusto Czartoryski, sacerdote S.D.B. (1858-1893),  S. Dionigi, vescovo di Alessandria di Egitto († 264)

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Prima Lettura

Libro dei Numeri 21,4-9.

In quei giorni, gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Mare Rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: "Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero". Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: "Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti". Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: "Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita". Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

Salmi

Salmi 102(101),2-3.16-18.19-21.

Signore, ascolta la mia preghiera, a te giunga il mio grido. Non nascondermi il tuo volto; nel giorno della mia angoscia piega verso di me l'orecchio. Quando ti invoco: presto, rispondimi. I popoli temeranno il nome del Signore e tutti i re della terra la tua gloria, quando il Signore avrà ricostruito Sion e sarà apparso in tutto il suo splendore. Egli si volge alla preghiera del misero e non disprezza la sua supplica. Questo si scriva per la generazione futura e un popolo nuovo darà lode al Signore. Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario, dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, per liberare i condannati a morte.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 8,21-30.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Commento alle letture

“Voi siete di quaggiù, io sono di lassù”    

A causa del peccato, tu, lÂ’innocente,ti sei trovato davanti al tribunale del condannato ;quando tornerai nella gloria del Padre,non giudicarmi con lui.Sei stato beffeggiato con lo sputo sacrilegoa causa della vergogna del primo uomo creato;Cancella la vergogna dei peccati dellÂ’impudente,con cui mi sono coperto il visoÂ…Ti sei rivestito di porpora,hai indossato il manto scarlattocome disonore e affronto,così pensavano i soldati di Pilato (Mt 27,28).Toglimi il cilicio del peccato,la porpora , colore del sangue,e rivestimi dellÂ’abito di gioiadi cui hai rivestito il primo uomo.In ginocchio, si beffavano,si divertivano e si burlavano;Contemplando tutto ciò, le schiere celestiadoravano con timore.Hai subito tutto questo per togliere il disonore di amico del peccatodalla nostra natura di Adamo,e per cancellare dallÂ’anima mia, dalla mia coscienza,la vergogna, piena di tristezzaÂ…Su tutto il corpoe su tutte le parti delle tue membrahai preso i colpi terribili della flagellazionedopo il verdetto del giudice;anch'io soffro dolori impossibilidalla testa ai piedi,guariscimi ancora, una seconda volta,come con la grazia della fontana del battesimo.In cambio delle spine del peccatoche la maledizione ha fatto spuntare per noi (Gen 3,18),è stata posta sulla tua testa una corona di spinedagli operai della vigna di Gerusalemme (Mt 21,33ss).Strappa da me le spine del peccatoche il nemico ha conficcato in me,e guariscine la piagaperché le stimmate del peccato siano cancellate.    

San Nerses Snorhali (1102-1173), patriarca armeno     - Figlio unigenito del Padre, § 708-724; SC 203    

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