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Liturgia Sett. 13 Giorno 87

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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 -
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Liturgia Sett. 13 Giorno 87

Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano... Sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi..

Gesù di Nazaret

Liturgia del Giorno

Sabato della III settimana di Quaresima
S. Guillaume Tempier di Poitiers (F), vescovo († 1197)

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Prima Lettura

Libro di Osea 6,1-6.

« Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora. Verrà a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera, che feconda la terra ». Che dovrò fare per te, Efraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce. Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Salmi

Salmi 51(50),3-4.18-19.20-21ab.

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Tu non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi. Nel tuo amore fa grazia a Sion, rialza le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici prescritti,l'olocausto e l'intera oblazione.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,9-14.

In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Commento alle letture

“O Dio, abbi pietà di me peccatore”    

    Care sorelle, sappiatelo, in verità, se trovassi un uomo che ha realmente i sentimenti del pubblicano, che si reputa veramente peccatore, se in questÂ’umiltà desidera essere buonoÂ…, gli darei in tutta coscienza il corpo del Signore ogni due giorniÂ… Se vuole continuare a guardarsi dalle cadute e dai peccati gravi, è assolutamente necessario che si nutra di questo cibo nobile e forteÂ… Perciò non dovete astenervi con facilità dalla comunione perché vi riconoscete peccatori. Al contrario, dovete ancor di più affrettarvi ad andare alla santa mensa, poiché da lì vengono, lì si trovano nascoste ogni forza, ogni santità, ogni aiuto e consolazione.    Ma non giudicherete nemmeno coloro che non lo fannoÂ… Non dovete avere alcun giudizio, per non diventare come il fariseo che si gloriava in se stesso e condannava chi stava dietro di lui. Guardatevi da ciò come dalla perdita della vostra animaÂ…; guardatevi dal peccato pericoloso del biasimoÂ…    Quando qualcuno arriva al massimo della perfezione, nulla gli è stato mai più necessario che buttarsi più in basso possibile  e andare alle radici dellÂ’umiltà. Poiché, come lÂ’altezza di un albero dipende dalla profondità delle radici, così innalzarsi in questa vita dipende dalla profondità dellÂ’umiltà. Perciò il pubblicano, che aveva riconosciuto la sua infinita bassezza al punto da non osare alzare gli occhi al cielo, è stato innalzato, infatti “tornò a casa sua giustificato”.     

Giovanni Taulero (ca 1300-1361), domenicano a Strasburgo     - Discorso 48, per lÂ’11a domenica dopo la Trinità     

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