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Liturgia Sett. 10 Giorno 66

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Giovedì, 23 Novembre 2017 -
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Liturgia Sett. 10 Giorno 66

Quale distanza tra la conoscenza di Dio e l'amore per lui! .

Blaise Pascal

Liturgia del Giorno

Sabato dopo le Ceneri
S. Giovanni di Dio, fondatore “Fatebenefratelli” (1495-1550)

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Prima Lettura

Libro di Isaia 58,9b-14.

Così dice il Signore: «Se toglierai di mezzo a te lÂ’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiameranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi. Se tratterrai il piede dal violare il sabato, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai il sabato delizia e venerando il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò calcare le alture della terra, ti farò gustare l'eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca del Signore ha parlato.

Salmi

Salmi 86(85),1-2.3-4.5-6.

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodiscimi perché sono fedele; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l'anima mia. Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca. Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce della mia supplica.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,27-32.

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

Commento alle letture

“Sono venuto a chiamare Â… i peccatori a convertirsi”    

    Dio mi ha mostrato un signore seduto in modo solenne nella pace e nel riposo ; con dolcezza ha mandato il suo servo a compiere la sua volontà. Il servo si è affrettato a correre per amore; ma, ecco che è caduto in un dirupo e si è ferito gravementeÂ… Nel servo Dio mi ha mostrato il male e la cecità provocati dalla caduta di Adamo; e nello stesso servo la sapienza e la bontà del Figlio di Dio. Nel signore, Dio mi ha mostrato la sua compassione e la sua pietà per la sventura di Adamo, e nello stesso signore lÂ’altissima nobiltà e gloria infinita alla quale lÂ’umanità è elevata dalla Passione e morte del Figlio di Dio. Ecco perché nostro Signore è molto contento della sua stessa caduta [in questo mondo nella sua Passione], a causa dellÂ’esaltazione e della pienezza di felicità a cui giunge il genere umano, che supera certamente quello che avremmo avuto se Adamo non fosse cadutoÂ…    Perciò non abbiamo alcuna ragione di affliggerci, poiché il nostro peccato ha causato le sofferenze di Cristo, né alcuna ragione di rallegrarci, poiché è il suo amore infinito che lÂ’ha fatto soffrireÂ… Se succede che per cecità o debolezza cadiamo, rialziamoci subito, al dolce tocco della grazia. Correggiamoci con tutta la nostra buona volontà seguendo lÂ’insegnamento della santa Chiesa, secondo la gravità del peccato. Andiamo a Dio nellÂ’amore; non lasciamoci mai prendere dalla disperazione, ma non siamo neppure troppo temerari, come se cadere non avesse importanza. Riconosciamo francamente la nostra debolezza, sapendo che non riusciremmo a reggere neppure un attimo se non avessimo la grazia di Dio.    EÂ’ giusto che nostro Signore desideri che ci accusiamo e riconosciamo lealmente e in verità la nostra caduta e tutto il male che ne consegue, coscienti che non potremmo mai ripararlo. Vuole allo stesso tempo che riconosciamo lealmente e in verità lÂ’eterno amore che ha per noi e lÂ’abbondanza della sua misericordia. Vedere e riconoscere lÂ’uno e lÂ’altro insieme con la sua grazia, è questa lÂ’umile confessione che nostro Signore attende da noi e che è la sua opera nella nostra anima.    

Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc), reclusa inglese     - Rivelazioni dellÂ’amore divino, cap. 51-52    

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